Mese: febbraio 2012

La generazione del bagaglio a mano.

Sala fumatori dell’aeroporto.
La prima sigaretta della giornata, ore 7.15.
Dopo una fila interminabile al varco riesco a raggiungere la zona fumatori.
É buffo come siano differenti le persone.
Ci siamo noi, rinchiusi in questi 10 metri quadrati in compagnia della nostra nicotina, ci sono le persone ancora addormentate sulle seggiole in attesa di salire sull’aereo, ci sono quelle ipernervose che non riescono a star ferme e scoprono ogni angolo dell’areoporto, ci sono quelli abituati che non mostrano il minimo segno di vita, ci sono quelli eccitati all’idea di volare (lo puoi notare dai loro occhi accesi che si muovono in continuazione e studiano ogni particolare), ci sono i gruppi che fanno casino disturbando gli addormentati ed importunando gli indifferenti, ci sono i manager in viaggio di lavoro (24 ore in una mano e smartphone nell’altra mentre si gustano un espresso con il cornetto appoggiato sul piattino), ci sono i bimbi piccoli che per la grande maggioranza piangono e strillano (credo vogliano far concorrenza ai gruppi teppisti), c’è la coppia anziana che va a trovare la figlia dall’altra parte dell’Italia (probabilmente é la prima volta che prendono l’aereo e si sentono un po spaesati), ci sono 3 turisti seduti a terra che bevono birra, c’é la coppia di innamorati che sta per affrontare una lunga settimana di vacanza e poi c’é la coppia di ex-innamorati che spera di recuperare il matrimonio con una vacanza, ci sono le signore delle pulizie, sempre operative a qualsiasi ora e le hostess perfette nella loro divisa, qualche passeggero scruta i negozi, altri cercano il bagno, c’é chi legge il giornale e chi mangia uno spuntino.
L’aeroporto é il mondo in miniatura, accade proprio di tutto mentre stai fumando la tua prima sigaretta nella saletta interna.

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La Vita è Bella!

Oggi ho rivisto quella donna.

Il mio primo pensiero è stato: mi fa davvero pena.

Ma non in senso dispregiativo.

È una donna che ha passato i quaranta, due figli e un matrimonio disastroso ancora in corso. Il marito si considera il suo padrone.

Lei, a quaranta e passa anni, si è ritrovata persa. Immischiata in una vita che non avrebbe mai immaginato. Ha iniziato a dipingere, a fare fiere, a viaggiare; ha conosciuto un uomo, divenuto poi suo amante, si è trovata un lavoro per essere il più indipendente possibile dal “padrone”.

Sono davvero colpita dalla sua forza, ha una nuova luce negli occhi.

Quello che mi spaventa è l’idea di ritrovarmi anche io un giorno cosi, dovendo ripartire da capo.

Mi fa pena immaginando la fatica e il dolore che ha passato, è una sensazione vera la sofferenza che mi trasmette. Sto male per lei immaginando il suo percorso. E al contempo sono felice.

Ce l’ha fatta? Non si sa, non si può mai sapere. La vita è ancora lunga, molto lunga ma per ora, finché riesce a star lontana da casa, è felice.

Ed i suoi figli? Non li ho mai visti, non li conosco e non so cosa possano pensare, ma ad un certo punto della vita, per quanto loro siano sicuramente il suo amore più grande, si deve essere egoisti.

Le faccio tantissimi auguri, la vita merita di essere sfruttata nel migliore dei modi.

E voi? Voi ce l’avreste la forza per fare tutto ciò? Io non lo so, non riesco nemmeno a impersonificarmi in lei…

 

La vita è bella…non necessariamente in due…

 

NY

Non serve farle credere che NY lo puó trovare anche qui.
Sei appena tornata e sei in Italia. Gli italiani sono cosi, il volersi fingere quelli che non si é solo perché ci si sente in difetto nei suoi confronti è patetico. Noi siamo italiani, lei vive a NY ma é italiana. Cosa pensi di dimostrare disprezzando l’Italia e apprezzando un luogo che non solo non hai mai vissuto, ma nemmeno visto?
Credi che lei non sappia chi sei?

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CENSURA

Ore 20.30.

Resoconto della giornata:

 

Ore 09.00.

Inizia bene, sono nel mio amato vecchio ufficio e non in quello nuovo, molto colorato tanto quanto triste e bugiardo.

La mattinata vola, il mio lavoro, le mie quattro chiacchiere, la mia solita vita.

Ore 13.30.

Dopo pranzo inizio a sentire i postumi della sbronza della sera prima, non capisco perché mi sia venuta a scoppio ritardato ma comunque è arrivata, il pomeriggio scorre ancora più veloce.

Ore 17.00.

Mi chiama il mio capo: “ma hai intenzione di tornare di qua? Non puoi perdere troppo tempo dietro quella ditta, mi importa più di questa!”

Ore 17.20.

Sms da una persona che sento molto di rado (e pure un po controvoglia) che mi spinge a chiedermi cosa pensa la gente quando scrive / parla.

Ore 19.15.

Il piccolo vecchio Piero sta peggiorando, è scappato di casa e l’hanno ritrovato solo 6 ore dopo semi assiderato e con le mani sanguinanti. La sua mente non sa spiegare cosa sia successo.

Ore 19.30.

Fantastica cena, il calore del camino che mi scalda le ossa e un po di palle con mamma mi hanno risollevato l’umore.

 

Pensieri e riflessioni sulla giornata:

–          Parla il meno possibile, non comunicare a nessuno le tue intenzioni, fai quello che ti dicono, mettici l’anima nel tuo lavoro ma ricorda sempre che tu sei li solo per portarti a casa lo stipendio. Non vale la pena metterci il cuore, succede molto di rado di ricevere soddisfazioni.

–          Non ascoltare mai più “domenica da coma” pensando che anche tu puoi fare la super serata in un qualunque giorno della settimana svegliandoti il giorno dopo come un fiorellino.

(“Io stasera invece voglio andare a letto tardi! Non voglio regalare la mia vita a quei bastardi!” non funziona proprio, il giorno dopo paghi tu!)

–          Nel passato le persone ti hanno ferito pensando di abbandonarti per qualcosa di meglio, ora tu ti guardi la tua vita e non è poi cosi male, loro si ritrovano incastrati in qualcosa che non gli appartiene e ogni tanto vengono a cercarti per tentare di rubare un po della tua vitalità e sognare nel ricordo del vostro passato. La mia vendetta non è fargli sapere che ora sto meglio di loro ma compatirli e fargli credere che anche la mia vita faccia schifo, però ostentando “danni personali” a dir poco ridicoli e irrilevanti in confronto ai loro (e a volte pure un po’ gonfiati!): “vedi…lavoro troppo, la vita cosi fa schifo…e poi torno a casa la sera e devo di nuovo uscire e incontrare gente, andare a ballare, essere di compagnia, e poi ho il corso di inglese, l’estetista…è stremante, vorrei tanto cambiare!” si credici! Non sono io che ho scelto di perdere te.

–          Hai poco più di ottant’anni, hai avuto una vita difficile, hai lavorato finchè le forze te lo hanno permesso per poterti godere la vecchiaia con tua moglie nel miglior modo possibile, hai sofferto tanto in passato, i litigi in famiglia, il tuo unico figlio che ha spiccato il volo troppo presto, la malattia di tua moglie fortunatamente risolta….e ora non ti ricordi nemmeno più chi sei, quando scende la sera la tua mente si eclissa e ti trasforma in una persona cattiva e pericolosa. Come può accadere una cosa del genere? Perché un giorno nella vita arriva sempre quella cosa che ti infrange ogni speranza, ogni desiderio?

–          La famiglia, ah la mia amata famiglia. Non mi stancherò mai di litigare con voi, siete una forza.

 

PER QUANTO VOI VI CREDIATE ASSOLTI, SIETE LO STESSO….COINVOLTI!

Una protesta continua gira nelle teste di ognuno di noi, pensieri confusi che si arrotolano e si incastrano gli uni negli altri.

Il punto della situazione è da fare, riflettere su quello che ci è accaduto ci può aiutare a capire meglio chi siamo, come la pensiamo e in che direzione intendiamo muoverci.

Io sto cercando me stessa, sto cercando di crescere e di maturare, sto cercando di evolvere, non di cambiare.

Amo la mente, amo i pensieri delle persone, amo confrontarmi con gli altri e amo tantissimo chiacchierare e dire la mia.

E non centra la cultura, basta avere voglia.

Dobbiamo combattere ogni giorno contro la nostra testa, dobbiamo spronarci, dobbiamo litigarci, dobbiamo coccolarci e infine dobbiamo amarci, il tutto senza censurarci, senza nasconderci nemmeno un singolo granellino di pensiero. Visto che il mondo sta per essere censurato almeno salviamoci da noi stessi.

Ore 21.00.

Per questa sera il divano mi attende!

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